Il 22 settembre prossimo, il Papa
andrà a Cagliari, in pellegrinaggio al santuario “de
Nosta Sennòra de Bonaria, Reìna e Abogada soberana de tottu sa Sardinnia” (di Nostra Signora di Bonaria, Regina e Protettrice suprema di tutta la Sardegna). Lo stesso Papa ha spiegato il motivo di questo
pellegrinaggio mariano.
Nell'Isola fremono i preparativi, ricchi di mille dettagli. In
effetti, come non disporre un'accoglienza ben preparata,
di fronte a così felice circostanza?
La comprensibile festosità non dimentichi però il motivo midollare del
gesto del Pontefice: il pellegrinaggio.
Il Papa viene... pellegrino.
Il pellegrinaggio religioso è
una pratica millenaria, non esclusiva del cristianesimo; addirittura
anteriore ad esso. Penso - giusto per stare in casa - ai Popoli
della Civiltà Nuragica e ai loro pellegrinaggi verso i santuari
campestri. Su quegli stessi tracciati, la religione cristiana
erigerà, millenni appresso, molti dei propri santuari e annessi (is
Cumbessìas
o Muristènes):
meta di quei pellegrinaggi e feste tutt'ora esistenti in tutto il nostro territorio.
Nella visione biblica, poi sviluppata dai Padri e dalla Tradizione (della Chiesa)
fino a noi, la vita stessa è considerata un pellegrinare verso la
pienezza del Regno (la pienezza della vita in Cristo).
Il significato cristiano di
“pellegrinaggio”
è indissociabile da un altro (significato): “essenzialità”.
Il pellegrino è per sua natura parco, porta con se' l'essenziale:
sia perché ogni sovrappiù appesantirebbe il suo procedere (chi è
appassionato di montagna può ben capire), sia perché i beni di
questo mondo (ricchezze, prestigio, ...) son per lui poca cosa rispetto alla meta perseguita.
Pellegrino è colui che non accampa diritti in questo mondo: sceglie
di camminare, tra la precarietà solitaria della campagna, straniero alla
città (simbolo di comfort a portata di mano e di futili protagonismi), verso una meta da lui
considerata vitale.
Insomma: pellegrinare è un
camminare leggeri da ogni peso inutile “con-in-verso
Cristo”: unico
Principio, Fondamento e Meta di ogni donna e di ogni uomo.
Tale visione esistenziale
cristiana nel corso dei secoli ha plasmato gesti simbolici, quindi
concreti, quali i pellegrinaggi a luoghi rappresentativi come: Terra
Santa, Roma, santuari dedicati direttamente
al Signore (Divina Misericordia, Sacro Cuore, ...), alla Madonna (Guadalupe, Fatima, ...) o ai Santi (Santiago de Compostela, Cascia, ...) . Queste ultime due categorie (di santuari), rispondono ai culti di
iper-dulia
(devozione speciale per Maria) e di dulia
(devozione per i Santi), che sono, nella fede cattolica, sempre ordinati al culto di latria:
adorazione rivolta
solo a Dio (la devozione alla Madonna e ai Santi, assume efficacia in
noi, non solo quando ci limitiamo a chiedere una pur legittima intercessione per
qualche grazia, ma quando - e soprattutto - facciamo nostra la loro vita
piena, realizzata
nell'amore misericordioso, in Dio, all'uomo).
Anche il Papa è cresciuto in una
tradizione di pellegrinaggi. Nell'estesa Provincia di Buenos Aires
(da non confondere con la città di Buenos Aires) si erge il maestoso
santuario della Madonna di Lujàn.
A questo tempio, ogni primo sabato di ottobre, accorrono più di un
milione di pellegrini, i quali, partendo soprattutto dalla Capitale
Federale (così gli Argentini chiamano la città di Buenos Aires),
percorrono a piedi poco meno di 70 km durante tutta la notte,
formando un interminabile fiume umano che in ragion di devozione e
di... spazio, mescola fisicamente tutte le classi sociali (evento di non poco
rilievo in America Latina), unanimemente protese - almeno per
quella notte - verso la stessa meta.
Sarà con lo spirito del pellegrino, quindi, che il Papa andrà al
Santuario di Bonaria. Sarà con lo spirito del pellegrino che
bisognerà accoglierlo: nella preghiera e in semplicità. Spendere e
spandere in artifici tradirebbe lo spirito di questa visita e
oltraggerebbe chi nell'Isola (e nel mondo) soffre la privazione dell'essenziale.
La sobrietà, del resto, non annulla i colori della festa - che ci dev'essere - ; anzi, ne risalta i sani aspetti emotivi, vitali. La festa infatti è la vita stessa del pellegrino, il suo camminare. Il camminare del pellegrino si fonda sulla speranza; quella speranza che nella fede coincide con la certezza. La certezza di possedere già ora ciò che, alla meta del pellegrinare, si gusterà in pienezza: Gesù, lo splendore della sua gioia per e in ognuno di noi, per sempre.
Ignazio Cuncu Piano.
Nessun commento:
Posta un commento