lunedì 16 settembre 2013

UN PELLEGRINO AL SANTUARIO DELLA MADONNA DI BONARIA


Il 22 settembre prossimo, il Papa andrà a Cagliari, in pellegrinaggio al santuario “de Nosta Sennòra de Bonaria, Reìna e Abogada soberana de tottu sa Sardinnia” (di Nostra Signora di Bonaria, Regina e Protettrice suprema di tutta la Sardegna). Lo stesso Papa ha spiegato il motivo di questo pellegrinaggio mariano.
Nell'Isola fremono i preparativi, ricchi di mille dettagli. In effetti, come non disporre un'accoglienza ben preparata, di fronte a così felice circostanza?

La comprensibile festosità non dimentichi però il motivo midollare del gesto del Pontefice: il pellegrinaggio. Il Papa viene... pellegrino.

Il pellegrinaggio religioso è una pratica millenaria, non esclusiva del cristianesimo; addirittura anteriore ad esso. Penso - giusto per stare in casa - ai Popoli della Civiltà Nuragica e ai loro pellegrinaggi verso i santuari campestri. Su quegli stessi tracciati, la religione cristiana erigerà, millenni appresso, molti dei propri santuari e annessi (is Cumbessìas o Muristènes): meta di quei pellegrinaggi e feste tutt'ora esistenti in tutto il nostro territorio.

Nella visione biblica, poi sviluppata dai Padri e dalla Tradizione (della Chiesa) fino a noi, la vita stessa è considerata un pellegrinare verso la pienezza del Regno (la pienezza della vita in Cristo).

Il significato cristiano di “pellegrinaggio” è indissociabile da un altro (significato): essenzialità”. Il pellegrino è per sua natura parco, porta con se' l'essenziale: sia perché ogni sovrappiù appesantirebbe il suo procedere (chi è appassionato di montagna può ben capire), sia perché i beni di questo mondo (ricchezze, prestigio, ...) son per lui poca cosa rispetto alla meta perseguita. Pellegrino è colui che non accampa diritti in questo mondo: sceglie di camminare, tra la precarietà solitaria della campagna, straniero alla città (simbolo di comfort a portata di mano e di futili protagonismi), verso una meta da lui considerata vitale.

Insomma: pellegrinare è un camminare leggeri da ogni peso inutile “con-in-verso Cristo”: unico Principio, Fondamento e Meta di ogni donna e di ogni uomo.

Tale visione esistenziale cristiana nel corso dei secoli ha plasmato gesti simbolici, quindi concreti, quali i pellegrinaggi a luoghi rappresentativi come: Terra Santa, Roma, santuari dedicati direttamente al Signore (Divina Misericordia, Sacro Cuore, ...), alla Madonna (Guadalupe, Fatima, ...) o ai Santi (Santiago de Compostela, Cascia, ...) . Queste ultime due categorie (di santuari), rispondono ai culti di iper-dulia (devozione speciale per Maria) e di dulia (devozione per i Santi), che sono, nella fede cattolica, sempre ordinati al culto di latria: adorazione rivolta solo a Dio (la devozione alla Madonna e ai Santi, assume efficacia in noi, non solo quando ci limitiamo a chiedere una pur legittima intercessione per qualche grazia, ma quando - e soprattutto - facciamo nostra la loro vita piena, realizzata nell'amore misericordioso, in Dio, all'uomo).

Anche il Papa è cresciuto in una tradizione di pellegrinaggi. Nell'estesa Provincia di Buenos Aires (da non confondere con la città di Buenos Aires) si erge il maestoso santuario della Madonna di Lujàn. A questo tempio, ogni primo sabato di ottobre, accorrono più di un milione di pellegrini, i quali, partendo soprattutto dalla Capitale Federale (così gli Argentini chiamano la città di Buenos Aires), percorrono a piedi poco meno di 70 km durante tutta la notte, formando un interminabile fiume umano che in ragion di devozione e di... spazio, mescola fisicamente tutte le classi sociali (evento di non poco rilievo in America Latina), unanimemente protese - almeno per quella notte - verso la stessa meta.

Sarà con lo spirito del pellegrino, quindi, che il Papa andrà al Santuario di Bonaria. Sarà con lo spirito del pellegrino che bisognerà accoglierlo: nella preghiera e in semplicità. Spendere e spandere in artifici tradirebbe lo spirito di questa visita e oltraggerebbe chi nell'Isola (e nel mondo) soffre la privazione dell'essenziale.

La sobrietà, del resto, non annulla i colori della festa - che ci dev'essere - ; anzi, ne risalta i sani aspetti emotivi, vitali. La festa infatti è la vita stessa del pellegrino, il suo camminare. Il camminare del pellegrino si fonda sulla speranza; quella speranza che nella fede coincide con la certezza. La certezza di possedere già ora ciò che, alla meta del pellegrinare, si gusterà in pienezza: Gesù, lo splendore della sua gioia per e in ognuno di noi, per sempre.

                                                                                                  Ignazio Cuncu Piano.

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