Dopo alcune voci circa un'eventuale candidatura alle Regionali sarde,
don Ettore Cannavera (d'ora in poi: d'E) chiarisce che: niente di
tutto ciò. Si limiterà a creare e accompagnare un movimento
politico-culturale chiamato “Terra di pace e di solidarietà”
(tenuto a battesimo alcuni giorni fa). Un Movimento aperto a
tutti, la cui parola d'ordine è bella e chiara: “essere le
sentinelle della politica”. Un impegno
che ogni cittadino dovrebbe portare avanti normalmente; un indispensabile
“sensus rei publicae” che d'E desidera ridestare nel
Popolo sardo.
Trovo interessante che tale iniziativa sorga da un uomo che ha fatto
della propria esistenza un autentico “atto politico”, ovvero: un
servizio normale ed efficace alla comunità.
Ma chi è nella vita quotidiana d'E? Una persona encomiabile. È
cappellano nel carcere minorile di Quartucciu e fondatore
della comunità “La Collina” (sita nelle campagne di Serdiana):
un centro per il reinserimento dei carcerati nell'ambito sociale e
laborale. Ebbi qualche contatto con lui anni fa; un interscambio di
idee ed esperienze, poiché anch'io ero impegnato nella pastorale
carceraria. Il suo essere uomo di Dio che s'imbratta mani e piedi
nelle melmose strade della marginalità, mi fu di grande esempio. La
genuinità del metodo adottato (nella comunità La Collina), parla di
un uomo competente, intelligente in pensiero ed azione, capace di
rivitalizzare - attraverso un valido progetto rieducativo - la fiducia
e la libertà responsabile in persone sulle quali in pochi
osano scommetterci su. Grazie al suo carisma riesce ad immettere i giovani detenuti all'interno di relazioni nuove e di
forte stimolo , attraverso periodici incontri di
carattere culturale con: studenti universitari, magistrati, politici,
impresari, sacerdoti, giovani impegnati, … . Chi è stato a conttatto con i carcerati, sa quanto sia
importante inserirli in ambiti sociali alternativi ai loro soliti.
Sono felice che d'E non abbia accolto l'idea di possibili candidature
o robe simili. Non sarei stato d'accordo, per gli stessi motivi da
lui addotti. La pur nobile militanza politica, tranne casi
molto particolari, non si confà a un presbitero (cfr. Diritto Canonico,
278-§3; 285-§3; 287-§2).
Un sacerdote ha mille altri modi per fare politica (servire le
persone): la vita di d'E, come già sopra, ne è palese
dimostrazione.
Ho potuto osservare come alla convocazione di Serdiana si siano
concentrate entità partitiche in apparenza eterogenee. Volendo
orientarmi all'ottimismo, potrei ritenere ciò di buon
auspicio. Non posso però evitare due perplessità
che mi sorgono spontanee.
La prima è rivolta alla possibile strumentalizzazione (da parte di
alcuni) della buona fede di questo sacerdote. Mi riferisco ad un
eventuale velato calcolo opportunista, in base al quale alcune
entità partitiche isolane, ormai desprestigiate(si) e perciò
esposte ad esigui esiti elettorali, potrebbero tentare di imbrillantare la propria livrea attraverso la luce riflessa delle doti carismatiche di d'E.
La seconda perplessità centra l'attenzione sull'interrelazione tra
l'onestà dei singoli e la struttura globale (leggasi: progetto reale) de partito di
appartenenza. Cerco di spiegarmi.
d'E porge a tutti un forte invito ad un'etica lineare. Bisogna però
constatare che in certi gruppi politici tutto ciò è strutturalmente impossibile . Detto in altri termini: l'onestà del singolo politico viene
mortificata dagli ambigui interessi sedimentatisi al vertice dei partiti d'appartenenza. La stretta dipendenza dagli
ambiti finanziari e poteri vari posti altrove, li rende remissivamente complici di
strategie economiche che tutt'ora fanno della Sardegna una colonia.
Come potrebbe un politico sardo (affiliato a queste entità), seppure retto da onestà, sostenere
i sani interessi di casa propria nel vortice di tale forza
centrifuga?
Quest'inadeguatezza etica strutturale, senza previa capacità di autocritica, renderebbe del tutto infeconda la pretesa di partecipare ad incontri dal genuino sapore di polis come quelli di Serdiana.
Quest'inadeguatezza etica strutturale, senza previa capacità di autocritica, renderebbe del tutto infeconda la pretesa di partecipare ad incontri dal genuino sapore di polis come quelli di Serdiana.
La triste verità è che i tradizionali gruppi politici italici, al momento non hanno niente da dire e da dare in Sardegna, semmai abbiano mai dato qualcosa nel passato. Il loro humus è stantio e non adatto ala nostra realtà. Soltanto una rifondazione che contempli ferma distanza dagli intrallazzi della finanza, dai troppi privilegi e quant'altre cose (a cui non sanno rinunciare), potrebbe rilanciarli in credibilità.
Quest'ipotetica rigenerazione di fondo è lontana anni luce dal
presente e sarebbe illusorio pensare che possa darsi nel poco tempo
che ci separano dalle Regionali 2014.
Ad ogni modo, a prescindere dalle mie congetture, l'iniziativa di d'E è in se stessa un'impresa di alto valore
civico.
Auguro di cuore che le riunioni di Serdiana possano raggiungere gli
obiettivi preposti (tra cui il più centrale: ridestare la speranza
nella gente). Auguro che siano dense di novità, partecipate da tanta
gente comune (la vera polis). Auguro che abbia successo nell'intento
di setacciare ciò che è politica da ciò che non lo è. Auguro che
possano catalizzare in un dialogo proficuo quelle realtà isolane caratterizzate dalla stessa nobiltà di fondo.
L'esistenza di nuove conformazioni, chiare nei contenuti essenziali e
con accento fortemente locale (Liste Civiche, ...) è infatti una
realtà sempre più tangibile nell'Isola. Si tratta di realtà ancora
variopinte, ma che in alcuni casi stanno procedendo verso un amalgama fondato su
progetti di più ampia portata. Progetti che perseguono il recupero della “vivibilità della vita”
in armonia col proprio territorio. Si tratta di un obiettivo urgente,
essenziale, che ha a che vedere con il ripristino di una felicità esistenziale
alquanto carente fra le nostre Genti.
Un obiettivo da perseguire a testa alta e con fermezza, anche quando ciò significhi
andar contro certe politiche egemoniche che lo Stato Italiano
continua ad adottare, imperterrito: sul suolo... sulle acque... sui cieli... sulla carne dei Sardi.
Ignazio Cùncu Piano.
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